Povertà

freaks 2002_10beati i poveri?
È sufficiente mangiare ogni giorno meno di duemila calorie, o guadagnare meno della metà della media dei tuoi connazionali per essere povero?

//parole_chiave/povertà/
Elaborare un preciso criterio di definizione della povertà, ed identificare dove la stessa cominci, è oggettivamente complesso. Semplicisticamente si potrebbe ritenere la povertà come la mancanza delle risorse fondamentali sufficienti ad assicurare adeguate condizioni materiali di vita ad un individuo; ma avere accesso ai beni primari come cibo, igiene, alloggio e vestiario, non è sufficiente a determinare una condizione di NON povertà, perché non prende in considerazione lo scenario ambientale e la rete di rapporti familiari, e sociali, in cui questa si manifesta.

//parole_chiave/povertà/assoluta o relativa?
Si deve distinguere tra una povertà rispetto ai mezzi di sussistenza (povertà assoluta), ed una in funzione delle condizioni storiche, geografiche, e sociali specifiche (povertà relativa). Si tende quindi a misurare la povertà come una miscela di privazione assoluta (per esempio sono considerati poveri tutti coloro che non ricevono un fabbisogno calorico giornaliero sufficiente, stimato normalmente in almeno duemila calorie), e di privazione relativa all'ambiente di inserimento (ad esempio, la International Standard of Poverty Line posiziona nella povertà una famiglia di due persone il cui reddito complessivo sia uguale al reddito pro capite della nazione presa in esame). Dati aggiornati al 1996 sui differenziali salariali evidenziavano che un lavoratore tedesco dell’industria tessile guadagnava 24,23 dollari all’ora, uno britannico 11,60, mentre per lo stesso lavoro e lo stesso tempo, un ungherese riceveva 2,37 dollari, un brasiliano 1,98, ed un cinese 0,52 centesimi di dollaro (cfr. M. Aguirre, I giorni del futuro. La società internazionale nell'era della globalizzazione, Asterios, Trieste, 1996).

//parole_chiave/povertà/come uscirne?
In una società responsabile la privazione assoluta non dovrebbe nemmeno esistere. Tutti dovrebbero avere accesso ai minimi vitali, ed a condizioni igieniche, abitative, di vestiario, adeguati o perlomeno sufficienti. L’intera comunità si dovrebbe adoperare per assicurare un corretto sostegno alimentare a tutti, ed al riguardo, per esempio, un ruolo importante dovrebbe svolgerlo la refezione scolastica. Per la privazione relativa, i problemi da affrontare sono moltissimi, e per debellarli occorre analizzare i percorsi individuali che hanno condotto alla povertà. Occorre distinguere tra poveri temporanei, poveri cronici, ed individui a forte rischio di ingresso nella povertà. A volte si tratta di povertà estrema, quasi congenita (persone prive di risorse minime, totalmente impossibilitate a condurre una vita normale, nate già con fattori di svantaggio, ecc.). In altri casi invece la povertà si è accumulata nel corso della vita, grazie a sequenze di insuccessi o eventi inattesi sul piano relazionale, lavorativo, ecc., che hanno minato la struttura della vita dell’individuo. Troppo spesso il povero, o una persona a rischio di povertà, è semplicemente un individuo meno in grado di far fronte ad eventi negativi. Una persona per la quale bastano una o due criticità (la rottura del nucleo familiare, un licenziamento, un debito che non si riesce a ripagare, ecc.) per scatenare una sequenza di episodi, una catena d’insuccessi che, se non prontamente individuati e combattuti,  conducono inevitabilmente all’incapacità di risollevarsi, ad una condizione di difficoltà economica, a quella di senza fissa dimora, subentra la frustrazione di sentirsi in fondo alla scala sociale, e vince il malessere di sentirsi povero, che è peggio della povertà in se stessa.

//parole_chiave/povertà/risposte chiave
In nome della libera circolazione delle idee tra tutte le culture abbiamo raccolto spontanee definizioni da attribuire a concetti universali. Riportiamo di seguito, trascritte così come ci sono arrivate, le testimonianze delle persone che hanno deciso di lasciare un segno, scrivendoci cosa ne pensano della povertà…
Corrado, 28, italia: avvilimento dell’essere umano, piaga di tutta la società.
Dejan, serbia: cosa più triste. Io penso grande difficoltà per tutto il mondo.
Goran, 26, serbia, studente: povertà è una cosa cattiva, e molto dispiacere per tutti.
Anonimo, 20, italia: desiderare più di quello che si ha.
Walter, 56, italia, pensionato: esistono due povertà quella che più rattrista l’uomo non è la povertà materiale, ma quella interiore.
Dauda, 29, senegal, occupazione “senza”: passaggio che aiuta a capire molto.
Boris, 29, yugoslavia, operaio generico: povertà è purtroppo una grande ferita su questo pianeta, e non si può eliminare…
Manolis, 22, grecia, studente lavoratore: materiale, povertà interna, mancanza di variazione, mancanza di stimoli e delle cose di base.

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